Eccoci dunque a celebrare la ventesima edizione di Folkermesse.
Quando nacque, Folkermesse era uno dei pochi folk festival in Italia. Negli anni successivi, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni '90, le rassegne di musica etnica si sono moltiplicate a dismisura: alcune manifestazioni hanno avuto vita effimera, altre si sono radicate, e di ciò non possiamo che compiacerci. In ogni caso noi siamo ancora qui: abbiamo sempre cercato di non seguire le mode, ma di proporre quello che ci piaceva, dando spesso spazio a gruppi nuovi e giovani.
Non so neppure dire quante centinaia di musicisti si sono succeduti sui palchi di Folkermesse, ma certo il numero è notevolissimo. Molti gruppi che, ai loro esordi, sono passati da qui hanno avuto poi una carriera luminosa e densa di soddisfazioni. Con buona parte delle formazioni o solisti abbiamo conservato e coltivato rapporti di buona amicizia. Non posso nascondere la punta di orgoglio con la quale quest'anno Folkermesse festeggerà i suoi primi vent'anni riportando sul palco, una ed una sola volta, La Ciapa Rusa, storica formazione del folk revival italiano scioltasi nell'ormai lontano 1997.
Nata a Casale Monferrato nel 1983, Folkermesse nel corso degli anni è cresciuta sino a trasformarsi, grazie anche all'appoggio della Regione Piemonte, nella rassegna itinerante in terra di Piemonte che è ora.
Colgo l'occasione per ringraziare le molte persone che hanno collaborato negli anni alla riuscita e crescita del festival. Sperando di non dimenticare nessuno, desidero almeno ricordare: Guido Cattaneo, l'Assessore alla Cultura di Casale Monferrato che nel 1983 diede il via a Folkermesse; Giancarlo Ferrero, uno dei pilastri della rassegna in tutti questi anni; Pitchoune (Emmanuel Plouet), il piccolo grande bretone; Defendente "Vivi" Vivenza, per molti anni il bravissimo tecnico audio della rassegna; Giancarlo Nostrini e Roberto Sacchi, che dai microfoni di Radio Popolare il primo e dalle colonne di Folk Bulletin il secondo, hanno sempre dato ampio spazio alle nostre iniziative; Alberto Bianchi, che con la sua macchina fotografica ha fissato le immagini più belle di Folkermesse; Toni Buonocore, funzionario del Comune di Vercelli da quest'anno (beato lui!) in pensione; Valerio Cipolli, insostituibile, fondamentale ed ormai storico collaboratore di EthnoSuoni; Luigi Carbonero e gli amici della condotta vercellese di Slow Food, impagabili consulenti enogastronomici; Sandro Scagliotti dell'Hosteria del Paluc, tenace e strenuo difensore della buona tavola piemontese; il pubblico di irriducibili che in tutti questi anni ci ha seguiti ed incoraggiati.
Vorrei dedicare questo festival a Guido Cattaneo, Michele Staniero, Franco Coggiola, Dodi Moscati, Roberto Leydi, Paolo Trocelli, cari amici che purtroppo non sono più con noi.

Maurizio Martinotti

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